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Conferenza Internazionale

La PERSONA UMANA CUORE della PACE

Massagno, (TI) Svizzera

18 Marzo 2007


Relatori

Prof. Oscar RUBERTO

Presidente della Universum Italia


Dott. Alfred LADENIUS

Vice Presidente Università della Pace della Svizzera Italiana


Moderatore

Dott. h.c. Valerio Giovanni RUBERTO

Presidente della Università della Pace della Svizzera Italiana

Benedetto_XVI___1_

 

Intervento del Prof. Oscar Ruberto

Sul Messaggio di Pace di Sua Santità Benedetto XV

"La Persona umana, cuore della pace"

1° Gennaio 2007

Nel presentare il Messaggio del Santo Padre per il 2007, che è come noto: - La Persona umana, cuore della pace - questa Conferenza, si prefigge di riflettere sul tema non solo per la valenza religiosa che lo caratterizza, ma anche di sottolinearne gli aspetti squisitamente culturali e dunque di raggiungere oltre i cattolici che si riconosco nel Magistero del Santo Padre, anche chi si professa laico e spiega con la ragione la necessità della Pace.

Nella circostanza siamo grati alla Confederazione Svizzera che ci ospita, perché qui è il crocevia di un confronto culturale e di un dialogo interreligioso che costituisce la vera natura della Pace che oltre il consenso, cerca la verità sull'uomo per la piena realizzazione della Persona, di tutta la persona.

Nel Messaggio, il Santo Padre pone al centro della storia umana il primato della Persona e la sua relazione con il prossimo come via per incontrare Dio. E' necessario però un cambiamento di stile di vita, dal disordine ad una convivenza ordinata e pacifica nella ricerca del bene comune, per attuare un umanesimo integrale e solidale che solo può assicurare vero progresso e vera dignità all'uomo.

In questo senso l'annuale Messaggio Pontificio è Universale ed è rivolto ai Supremi reggitori delle sorti dei Popoli, ai Capi di Stato, ai Responsabili delle Organizzazioni Internazionali, ai Capi delle Religioni nel Mondo, ai Cittadini di ogni

Nazione. Si rivolge a noi in termini accettabili anche senza santità, nell'ordinario della vita quotidiana.

Come nasce allora la Giornata Mondiale della Pace con il suo significativo Messaggio pontificio?

Le guerre come noto non sono una fatalità, nel solo secolo XX vi sono stati numerosi conflitti a partire dalle due guerre mondiali fino a giungere alle guerre dei nostri giorni, conflagrazioni caratterizzate dall'affermazione di totalitarismi e di ideologismi, tali d'aver segnato e sconvolto il destino delle Nazioni con il pesante carico di povertà e miseria a cui sono stati sottoposti i Popoli, spesso ignari delle motivazioni dei conflitti.

L'ondata materialista, i tempi della follia nazista e stalinista, sconfitti entrambi, si sono conclusi perché intorno al tavolo della Pace, si sono sedute le potenze vincitrici insieme alle potenze sconfitte, quelle che hanno difeso la libertà insieme a quelle che volevano conculcarla, l'una accanto all'altra, non soltanto per decretare con giustizia, ma per invocare quella forma suprema di Giustizia che è il Perdono.

Ed è nata l'Europa segno di Pace, segno di rifiuto della guerra, dopo secolari contese tra gli Stati nazionali.

Ma è stato necessario usare la forza sia pure nella misura giusta. E' giusto difendersi.

Se nella nostra Comunità Internazionale, quella occidentale possono oggi trionfare i valori di libertà, di democrazia, di solidarietà, non dimentichiamo che ciò è avvenuto per mezzo della forza offensiva della bomba atomica.

Non soltanto quindi per la bontà delle nostre idee ma ad una linea armata, ad una minaccia di supremazia atomica che ha fermato la guerra.

Ricordando proprio la brutalità che ha percorso l'Europa nel recente passato, i Messaggi pontifici, invocano la strada della convivenza civile per salvaguardare la Pace, pur legittimando la difesa.

Una difesa che ha mutato i termini della sua teorizzazione: dapprima solo difesa dei propri confini. Oggi forza di interposizione tra le parti. (compito svolto dall'O.N.U. e dalle Organizzazioni internazionali).

Il nuovo pericolo della globalizzazione della violenza rappresentato dal terrorismo organizzato, muta anche la concezione di difesa e si parla di ingerenza umanitaria.

Cioè il diritto a difendersi va oltre la difesa della propria Comunità. E' dovere di intervenire là dove siano messi in pericolo e perseguitati i diritti umani.

Le guerre tuttavia rappresentano in ogni caso, una limitazione della naturale vocazione dell'uomo alla accoglienza e alla relazione con l'altro.

I Papi che governarono la Chiesa durante le due Guerre Mondiali, rispettivamente Benedetto XV e Pio XII condannarono con veemenza e severa denuncia queste guerre. Il primo la definì - inutile strage - mentre il secondo affermò - niente è perduto con la Pace, tutto può essere perduto con la guerra.

Successivamente Papa Giovanni XXIII che pontificò durante la guerra fredda, quella dei due blocchi, l'11 aprile 1963 dedicò al tema della Pace la sua Enciclica Pacem in terris, dono di sapienza e di amore per tutta l'umanità.

Papa Paolo VI nel 1965 al Palazzo dell'O.N.U., ispirato anche dalla Enciclica giovannea, pronunciò un altissimo discorso, per altro molto apprezzato da tutta l'Assemblea, sul tema della Pace nel Mondo che si concluse con la seguente invocazione: - Jamais plus la guerre, Jamais plus la guerre -.

Altresì nel 1967 nella Populorum Progressio affermò: "La Pace è la luce del progresso e della civiltà, il mondo non può rinunciare al suo sogno universale di Pace. E proprio perché la Pace è sempre in divenire, perché è sempre incompleta, perché è sempre fragile, perché è sempre insidiata, perché è sempre difficile, Noi la proclamiamo, come un dovere, un dovere inderogabile, un dovere dei responsabili della sorte dei Popoli, un dovere d'ogni Cittadino del mondo. Tutti devono amare la Pace, tutti devono possedere una coscienza che la renda auspicabile e possibile".

Questo grande Papa, l'8 dicembre 1967 istituì la Giornata Mondiale della Pace ponendola sotto la protezione della Immacolata Concezione, inviando al mondo intero il suo Primo Messaggio il 1° Gennaio 1968, ancora una volta affidandone la promulgazione agli auspici della Theotokos, la Madre Celeste venerata Madre di Dio e della Chiesa.

Nell'introdurre il primo Messaggio Paolo VI, così si espresse: - Sarebbe Nostro desiderio che ogni anno, questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa all'inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo, che sia la Pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire -.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite dell'epoca, U Tant ricevendo il Messaggio, dichiarò, tra l'altro, che ..."La profonda ispirazione spirituale del Messaggio, non può che imporre grande rispetto e devota attenzione".

A questo primo Messaggio Papa Paolo VI ne fece seguire altri 10 ed il suo successore l'indimenticato Papa Giovanni Paolo II nel suo lungo pontificato, ne indirizzò all'umanità 27, mentre l'attuale Pontefice Papa Benedetto decimo sesto ne ha promossi due: Nella Verità, la Pace il 2006 e quest'anno La Persona umana, cuore della Pace.

I Messaggi dei Pontefici, pronunciati con la voce del Padre, più che con la determinazione del Maestro, invitano ad una ricerca della Pace fondata sulla giustizia, che deve raggiungere il suo massimo grado e deve farsi Perdono usando le risorse della ricchezza positiva che è nel cuore dell'uomo.

Nel tempo i Messaggi si sono caratterizzati per la loro paternità nei confronti della umanità e per la umile invocazione rivolta ai Potenti della Terra.

Riferisco solo di alcuni:

Il Messaggio del 1973, il cui titolo è: – La Pace è possibile e doverosa -, Paolo VI si propone ora Fratello, ora Profeta, ora Samaritano, Servo dell'umanità che spera e dispera, in cerca della Pace.

Nel 1976 con: - Le vere armi della Pace -, afferma che un invito precede il Messaggio, che lo abbiate ad ascoltare, che siate pazienti, la causa della Pace merita la Vostra ascoltazione e riflessione.

Nel 1977, il tema è: - Se vuoi la Pace, difendi la Vita -. Il Papa Paolo VI esordisce: - All'alba di un nuovo anno, bussiamo alla Vostra porta. Apriteci per favore! Egli si definisce il Pellegrino, che percorre le vie del mondo senza stancarsi mai, senza smarrire la strada.

Nel 1978 il Messaggio annuale si intitola: – No alla violenza, Sì alla Pace -. Il Papa si rivolge all'umanità dicendo: - Ancora una volta Noi osiamo rivolgerVi una parola mite e solenne, Pace. Questa parola ci opprime e ci esalta, ed aggiunge: la Pace non è un'utopia, infeconda e irrangiungibile, è una realtà frutto dell'impegno di tutti.

Nel 1979 inizia l'era dei Messaggi di Papa Giovanni Paolo II, con il seguente tema: - Per giungere alla Pace, educare alla Pace -.

La nostra Conferenza di oggi vuole essere anch'essa in linea con il tema della educazione alla Pace.

Nel 1983 il Papa si rivolge al mondo con il seguente Messaggio: - Il dialogo per la Pace, una sfida per il nostro tempo -. E' forte il richiamo al dialogo tra le culture e le religioni ed anche invoca l'attività diplomatica quale mezzo di dialogo internazionale.

Nel 1984 titola il Suo Messaggio: - La Pace nasce da un cuore nuovo -. Alle ombre di una Pace precaria contrappone la luce di una Pace duratura.

Nel 1985 il tema è: - La Pace e i Giovani cammino insieme - Il Papa si rivolge ai Giovani ai quali ha voluto indicare il sentiero della Pace. Un dialogo formidabile che si è affermato ed è cresciuto con le Giornate Mondiali della Gioventù.

Nel 1990 quasi anticipando un capitolo dell'odierno Messaggio di Papa Benedetto decimo sesto, intitola il suo Messaggio: - Pace con Dio creatore, Pace con tutto il creato -.

A seguire nel 1995 è la donna l'attenzione del Papa, il Messaggio sarà - La donna educatrice di Pace -.

Nel 1996 la preoccupazione di Giovanni Paolo II investe i Bambini ed il tema sarà: - Diamo ai bambini un futuro di Pace -.

L'ultimo Messaggio del grande Papa del gennaio 2005, si intitola: - Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male

Nel 2006 infine ci sarà il Primo Messaggio di Papa Benedetto decimo sesto, il cui tema è stato: - Nella Verità, la Pace -.

Accanto all'impegno evangelico della Chiesa cristiana vi è anche l'impegno delle Organizzazioni Internazionali e di numerose Personalità ai quali è stato conferito il Premio Nobel della Pace.

1901 Jean Henri DUNANT, Cittadino Svizzero, Fondatore della Croce Rossa Internazionale

1952 Albert Schweitzer

1964 Martin Luther King

1965 U.n.i.c.e.f.

1977 Amnesty International

1979 Madre Teresa di Calcutta

1981 Alto Commissariato ONU per i Rifugiati

1984 L'Arcivescovo anglicano Desmond Tutu

1989 Sua Santità il Dai Lama

1990 Mikhail Gorbachev

1997 Campagna Internazionale per il Bando delle Mine antiuomo

2001 Organizzazione delle Nazioni Unite

2005 Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica

Quali sono gli atteggiamenti affinché la Pace si affermi tra gli uomini?

Certamente le ideologie ammantate di fanatismo materialista o religioso; il bieco relativismo, la scienza e la tecnica quando non sono a servizio dell'uomo, tutto ciò mortifica il sentimento della Pace che invece è nel cuore dell'uomo perché Dio ha suscitato ed abbondato di bene la sua Creatura.

Mi è cara la bella invocazione di San Francesco d'Assisi: - Signore, fa di me uno strumento della tua Pace -.

Ma una risposta ce la offre anche la Sacra Scrittura.

Dio chiese a Salomone, Re di Israele, figlio di Davide vissuto circa mille anni prima di Cristo: "Cosa preferisci la Sapienza o la vittoria sui nemici? O la ricchezza o una lunga vita?" Salomone rispose a Dio: "Preferisco la Sapienza e la Pace con i miei nemici".

Sant'Agostino morto nel 430 d.C. anticipa il programma della Pace con queste significative parole: "Pax est tranquillitas ordinis" "La Pace è tranquillità dell'ordine" dunque del vivere sociale.

Ora chiediamoci, al nostro tempo, c'è la Pace sulla terra? Vi è tranquillità tra gli uomini? Certamente in gran parte No.

E allora cosa bisogna fare per ottenere la Pace ed allontanare la guerra?

Bisogna ripartire dal cuore dell'uomo.

Nel Vangelo di San Matteo, Gesù affermò in senso negativo: "Dal cuore dell'uomo provengono i propositi malvagi, come le stragi, le uccisioni, i furti, le false testimonianze e le ingiustizie".

Questi sono gli elementi negativi del cuore umano. Ma San Paolo, nella lettera che scrisse alla Chiesa di Galazia, in Asia Minore, descrive invece i lati positivi dell'uomo: "Dal cuore umano possono scaturire amore, gioia, pace, dominio di se, fedeltà, bontà".

Dunque nel cuore dell'uomo convivono diverse aspirazioni e comportamenti.

Ora, convertire gradualmente il passaggio del cuore dal negativo al positivo costituisce il fondamento sicuro e sostanziale per riportare in qualche modo la Pace sulla terra.

Nel Qoelet biblico è scritto: "Lavarsi soltanto le mani e la faccia non rende l'uomo giusto" e San Paolo, scrivendo ai fedeli di Tessalonica, afferma: "Dio non guarda il volto, guarda il cuore".

Quindi non l'esteriorità, la bellezza, ma l'interiorità.

Poste le fondamenta nel cuore dell'uomo, per creare la Pace è necessario accertare come elevarsi verso i gradini storici, ascensionali che l'uomo, nelle varie epoche, ha creduto di individuare.

Scartiamo prima di tutto il gradino discendente e pauroso della dottrina sumerica vigente nella Mesopotamia dove regnava 1800 anni prima di Cristo il Re Ammurabi.

Nelle tavolette della sua biblioteca, recentemente scoperte, si legge: "Quest'uomo è reo? Deve essere soppresso".

Torna alla mente una frase de "I Miserabili" di Victor Hugo: "E' caduto, è perduto".

Il primo gradino ascensionale, anche se limitato, per operare a favore della Pace, è offerto dalla Legge Mosaica di 1400 anni prima di Cristo che comporta, come tutti conosciamo: - Occhio per occhio, dente per dente -, cioè una ingiustizia si sconta con uguale ingiustizia, non di più. E' proibita una ingiustizia maggiore.

Quindi, si adduce già una forma legale per frenare l'offeso perché non risponda in modo scatenato all'offensore con una maggiore ingiustizia. Primo gradino.

Il secondo gradino ascensionale per raggiungere la Pace è fornito dalla cultura greca. Leggiamo nell'opera "Il Critone" di Socrate ufficializzato dalla dottrina del grande filosofo vissuto 400 anni prima di Cristo.

Socrate ingiustamente posto in carcere fu visitato dal discepolo Critone che così si espresse: "Maestro, se riusciremo a farti liberar dal carcere ci vendicheremo con i nostri avversari."

Socrate prigioniero rispose: "Critone, chi ha commesso l'ingiustizia carcerandomi, io o i nostri avversari?" Critone rispose: "Certamente i nostri avversari" e Socrate: "E allora perché mi consigli ora di compiere anch'io una ingiustizia vendicandomi con i nostri avversari?

Uscendo dal carcere - purtroppo non uscì perché venne ucciso con la cicuta - userò la misura della indifferenza per essi."

Dante direbbe: "Non ti curar di loro ma guarda e passa".

La dottrina di Socrate dunque, si eleva ancora a un gradino superiore alla Legge Mosaica: occhio per occhio, dente per dente.

Il terzo gradino ed ultimo gradino superiore a tutti, per ottenere la Pace è sancito dal Vangelo. Gesù più volte affermò: "Rispondi con amore a chi ti ha arrecato una ingiustizia, a chi ti ha offeso, a chi ti si mostra nemico".

Nel Vangelo di San Luca è scritto: "A chi ti percuote la guancia destra, mostra la guancia sinistra".

E' questo il terzo e supremo gradino, quello del perdono che è legge del Vangelo ed è stimolo per crescere e far crescere la civiltà cristiana. E' il gradino duro e difficile da salire ma è l'unico veramente vero perché la Pace trionfi tra gli uomini.

Ora voglio concludere con un episodio storico tratto dall'opera "Il Cristo Proibito" dello scrittore di Prato Curzio Malaparte, convertito nell'ultima parte della sua vita e morto nel 1957, racconta: "In una borgata della Toscana, la guerra del 1939-45 aveva lasciato orme di distruzione e di morte ovunque.

A causa poi della guerra civile vi erano state uccisioni e vendette, anche tra conoscenti e persino tra parenti.

Il Manzoni nella battaglia di Maclodio affermerebbe: "I fratelli hanno ucciso i fratelli, questa orribile notizia ti do".

Passato qualche anno di relativa calma in quella borgata, all'improvviso si sparse la notizia che due cittadini già prigionieri in Russia, erano tornati inaspettatamente nel proprio paese. Si chiamavano Andrea e Bruno.

Andrea corse subito a casa per riabbracciare gioiosamente con la libertà piena riottenuta la propria famiglia.

Bruno invece procedeva con lentezza e gravità che rivelava un mutare continuo di pensiero e con l'occhio torvo si aggirava per il paese per cercare e vendicare chi aveva ucciso il fratello, durante la sua prigionia in Russia.

I genitori lo sconsigliavano: "Basta Bruno con le lotte, le uccisioni e le vendette, ne abbiamo sopportate troppe, lascia in pace tuo fratello perché è morto".

Ma Bruno non si rassegnava, girava per il paese scrutando i volti e interrogando. Mai nessuna risposta. E l'ira, l'odio e la vendetta in lui crescevano.

Finchè un giorno entrò nella bottega di un falegname, di cui era proprietario Antonio, da tutti rispettato per l'onestà, la generosità, l'austerità della vita.

Antonio con parole sagge e persuasive si prodigò a tessere la tela per dissuadere Bruno dal truce divisamento, ma inutilmente.

Infine nel tentativo estremo di calmarlo gli disse: "Ecco sono stato io a uccidere tuo fratello".

Bruno emesso un grande grido di dolore, esasperato per la inaspettata rivelazione, afferrò una raspa e la infilzò nel ventre di Antonio.

Mentre Antonio era sanguinante, rovesciato per terra, con i segni del moribondo, rivolto con il rantolo verso Bruno gli disse: "Un giorno saprai chi ha ucciso tuo fratello ma non potrai più fargli del male. Io ho pagato per lui".

"Il Cristo Proibito" di Curzio Malaparte si era rinnovato nella esortazione al perdono e nella ricerca della Pace tra gli uomini.

 

Prof. Oscar Ruberto

Presidente Nazionale

Universum Italia


 

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Intervento del Dr. h.c. Valerio Giovanni Ruberto

Sul Messaggio di Pace di Sua Santità Benedetto XV

"La Persona umana, cuore della pace"

1° Gennaio 2007


Premessa


Il Papa si rivolge in particolare a quanti sono nel dolore e nella sofferenza, a chi vive minacciato dalla violenza e dalla forza delle armi o calpestato nella sua dignità.

Si rivolge ai Bambini che con la loro innocenza arricchiscono l'umanità di bontà e di speranza stimolandoci a farci tutti operatori di Pace.

Proprio pensando ai Bambini specialmente quelli il cui futuro è compresso dallo sfruttamento e dalla cattiveria degli adulti, ha voluto concentrarsi sulla Persona umana.

Rispettando la Persona si promuove la Pace e costruendo la Pace si pongono le premesse per un autentico umanesimo integrale.

La persona umana e la pace: dono e compito


"Dio creò l'uomo a sua immagine". Dunque perché creato ad immagine di Dio, l'individuo ha dignità umana di persona.

La persona è qualcuno, capace di donarsi e di entrare in comunione con le altre persone.

L'uomo è chiamato, per grazia, ad un'alleanza con il suo Creatore, a offrirgli una risposta che nessun altro può dare al posto suo.

L'uomo ha capacità di amore tale da poter rinnovare il mondo nella giustizia e nella Pace.

Scrive Sant'Agostino: - Dio ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi -.

Anche la Pace è insieme un dono ed un compito. Il dono proviene da Dio, è l'agire divino sia nella Creazione sia nella Redenzione dell'umanità, bisognosa di essere recuperata dal disordine del peccato.

Il compito è la capacità degli individui e dei popoli di vivere gli uni accanto agli altri. L'uomo non vive in modo irrazionale e privo di senso, la logica morale, costituita dalle regole dell'agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone, è iscritta nelle coscienze, nelle quali si rispecchia il progetto sapiente di Dio.

All'origine vi è il Verbo eterno, la Ragione e non l'irrazionalità. La Pace perciò impegna ciascuno ad una risposta personale coerente con il piano divino.

In questa prospettiva le norme del – diritto naturale – non sono altro dell'uomo, ma una chiamata a realizzare l'universale progetto divino.

Il riconoscimento ed il rispetto della – legge naturale – pertanto costituiscono la base per il dialogo ecumenico ed interreligioso.

Tale punto di incontro è un fondamentale presupposto per un'autentica Pace.

 

Il diritto alla vita e alla libertà religiosa


Il rispetto della dignità dell'uomo, nella cui natura è posta l'immagine del Creatore, comporta che della persona non si possa disporre a piacimento. Infatti è sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda la Pace.

La Chiesa paladina dei diritti fondamentali di ogni persona, rivendica in modo particolare il rispetto della vita e della libertà religiosa.

La vita, in ogni sua fase, è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità. Allo stesso modo il diritto alla libertà religiosa, provenendo da un Principio trascendente, è sottratto all'arbitrio dell'uomo.

Ne consegue che il diritto alla vita e la libertà religiosa non sono in potere dell'uomo.

La Pace si svolge all'interno di un chiaro confine tra ciò che è disponibile e ciò che non lo è.

La Pace è attentata dalla mancanza di rispetto del diritto alla vita, che oltre le vittime di conflitti armati, il terrorismo ed altre svariate forme di violenza, è mortificata dalle morti per fame, dalla

sperimentazione sugli embrioni, dall'aborto e dall'eutanasia, queste ultime diretta negazione della accoglienza della vita.

La mancanza di libertà di espressione della propria fede è un altro sintomo di mancanza di Pace, comune a tante religioni impedite di professare liberamente e pubblicamente il proprio credo.

E' doloroso constatare che in alcuni Stati vige ancora la persecuzione religiosa accompagnata da efferati atti di violenza.

Vi sono regimi che impongono a tutti un'unica religione ed altri sia pure indifferenti, alimentano con il dileggio culturale, la fede religiosa.

Tutto ciò si ripercuote sulla convivenza pacifica tra i popoli ed ha effetti negativi per la Pace.

L'uguaglianza di natura di tutte le persone

A minacciare la Pace vi sono anche le ingiuste disuguaglianze. Tra queste due sono particolarmente insidiose: l'accesso ai beni essenziali da parte di alcuni a discapito di molti e la disuguaglianza tra uomo e donna nell'esercizio dei diritti umani fondamentali.

Il riconoscimento dell'uguaglianza tra le persone umane, scaturita dalla comune trascendente dignità è fondamentale alla costruzione della Pace.

Tale bene non può essere disatteso o vilipeso, senza provocare gravi rischi alla Pace, il Continente africano in particolare insegna.

La insufficiente considerazione della condizione femminile è un altro fattore di instabilità nell'assetto sociale.

Lo sfruttamento delle donne, la visione antropologica di alcune culture, che vedono la donna fortemente sottomessa all'arbitrio dell'uomo ed altre forme di discriminazione, ledono la dignità personale iscritta dal Creatore in ogni essere umano.

L'ecologia della pace


L'uomo è stato donato a se stesso da Dio, deve perciò rispettare la struttura naturale e morale di cui è stato dotato. Così anche la terra che è stata data da Dio all'uomo, deve essere rispettata dall'uomo secondo l'intenzione originaria di bene. (Giovanni Paolo II – Centesimus annus)

L'ecologia della natura si coniuga con l'ecologia umana e con l'ecologia sociale. Da questa triplice connessione scaturisce la ricerca della Pace.

Qualunque danno alla natura è negativo alla convivenza umana e viceversa. Vi è dunque un nesso inscindibile tra la pace con il creato e la pace tra gli uomini, entrambe suppongono la pace con Dio.

Altro problema che coinvolge l'ecologia è la corsa ai rifornimenti energetici delle risorse disponibili da parte di alcune Nazioni, mentre in altre vi sono condizioni di assoluta arretratezza.

La ricchezza di alcuni e la povertà di altri, provoca ingiustizie ed antagonismi. E' necessario recuperare un giusto rapporto tra dignità della persona ed ambiente, per evitare che l'accaparramento violento delle risorse provochi conflitti sociali irreparabili.

Lo sviluppo non può limitarsi al solo aspetto tecnico-economico ma deve tener conto della dimensione morale-religiosa, senza la quale vi sarebbe uno sviluppo unilaterale.

 

Visioni riduttive dell'uomo


Nelle attuali tensioni e difficoltà internazionali, è necessario riscoprire un'ecologia umana che favorisca la crescita dell'albero della Pace.

Tale esperienza è possibile solo se la persona non è viziata da pregiudizi ideologici e culturali dai quali potrebbero scaturire odio e violenza.

La diversità di culture non deve in nessun caso ammettere concezioni antropologiche tali da far germogliare contrapposizioni e violenza. Né possono essere dichiarate guerre in nome di Dio.

La concezione di Dio legata a fatti criminosi è segno che la fede in Dio si è trasformata in ideologia.

La Pace oggi non è messa in pericolo solo dal conflitto tra le diverse ideologie e visioni riduttive dell'uomo, ma anche dall'indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell'uomo.

Una concezione debole della persona impoverisce il dialogo ed apre la strada ad imposizioni autoritarie lasciando la persona facile preda dell'oppressione e della violenza.

 

Diritti umani e Organizzazioni internazionali


Una Pace stabile presuppone il rispetto dei diritti umani. Una concezione cioè non relativistica, in cui i diritti sono proposti come assoluti ma il fondamento che per essi si adduce è solo relativo.

I diritti dell'uomo che implicano anche dei doveri, devono essere radicati nella natura secondo il progetto creativo di Dio.

Sui diritti umani si deve fare chiarezza ed evitare che i diritti contraddistinti da dignità permanente, sempre validi dovunque e per chiunque, siano contrapposti a quelli di chi li ritiene sempre negoziabili: nei contenuti, nel tempo e nello spazio.

Le Organizzazioni internazionali sono preposte alla tutela dei diritti umani ed in particolare le Nazioni Unite che con la Dichiarazione del 1948 si è impegnata alla promozione dei diritti umani.

Tale Dichiarazione è un impegno morale assunto dall'umanità che considera i diritti ivi richiamati, non solo una determinazione dell'Assemblea, ma scaturiti dalla natura stessa dell'uomo, persona creata da Dio.

E' importante che gli Organismi internazionali che si richiamano alla Dichiarazione tengano sempre presente questa realtà evitando di correre il rischio in una interpretazione solo positivistica.

Ciò provocherebbe una caduta di credibilità ed autorevolezza di tali Organismi preposti alla difesa dei diritti fondamentali della persona e dei popoli e la loro stessa esistenza.

 

Diritto internazionale umanitario e diritto interno degli Stati


I diritti umani connessi alla natura umana hanno dato vita al Diritto internazionale umanitario, applicato anche in tempo di guerra.

Tuttavia tale diritto non ha trovato piena attuazione, non solo nelle guerre passate ma anche negli attuali conflitti.

L'obbligo di proteggere le vittime innocenti e di non coinvolgere la popolazione civile è stato in gran parte disatteso.

La minaccia terroristica con le inedite modalità di violenza, richiede che la Comunità internazionale ribadisca il rispetto rigoroso ed intransigente del Diritto internazionale umanitario che deve essere applicato a tutte le circostanze attuali.

Altresì è necessaria una rigorosa riflessione sui limiti etici relativi l'utilizzo di strumenti di tutela della sicurezza nazionale.

La piaga del terrorismo ha anche introdotto una nuova prassi, quella della guerra non dichiarata finalizzata al compimento di atti terroristici, di fronte i quali gli Stati devono darsi regole più chiare.

La guerra rappresenta sempre per la Comunità internazionale un insuccesso ed una grave perdita di umanità.

Quando comunque si arriva ad essa, occorre che siano esaltati i principi fondamentali di umanità e di civile convivenza stabilendo norme di comportamento che tengano conto delle sofferenze dei civili e delle popolazioni.

Altro elemento di preoccupazione è la volontà di alcuni Stati di dotarsi delle armi nucleari, provocando legittima paura per una possibile catastrofe atomica.

Il Concilio Vaticano II, ricordando i tempi passati, ammonisce quelle Nazioni che costruiscono armi nucleari e che minacciano di distruggere intere città ed i loro abitanti, dichiarando che questo è un crimine contro Dio e contro l'uomo.

La via per assicurare un futuro di Pace è rappresentata non solo dagli accordi internazionali di non proliferazione delle armi nucleari ma anche dall'impegno di perseguire la diminuzione ed il loro definitivo smantellamento.

Il conseguimento di questi obiettivi attraverso la trattativa è fondamentale per il destino dell'intera famiglia umana.

 

La Chiesa a tutela della trascendenza della persona umana


Il Papa si appella ad ogni cristiano affinché sia operatore di Pace e strenuo difensore della dignità della persona e dei suoi diritti umani inalienabili.

Il cristiano è segno e tutela della trascendenza della persona umana, mai si stancherà di implorare Dio per il bene della Pace.

Il cristiano si farà incontro alle necessità dei fratelli, non solo di chi patisce la povertà ma anche di chi è privato del prezioso bene della Pace.

Dio è Amore (1 Gv. 4,8). La vocazione più grande di ogni persona è l'amore. In Cristo troviamo le supreme ragioni per difendere la dignità umana e per essere coraggiosi costruttori di Pace.

Il credente non rinunci alla promozione di un vero umanesimo integrale. Alla Regina della Pace, il Santo Padre affida la sua preghiera per l'umanità, con cuore colmo di speranza.

Sia Maria a mostrarci in Gesù la Via della Pace ed illumini i nostri occhi perché sappiamo riconoscere il suo Volto nel volto di ogni Persona, cuore della Pace.